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L’assedio

opera teatrale

Martedì 25 ottobre h 21:30

Atrio Stazione Ferroviaria di Trento

La stazione diventa per una sera crocevia della Storia, ovvero sede di una «gaia messinscena sul passato».

L’Assedio è il racconto di un delirio: il delirio di un folle che crede d’essere di volta in volta personaggi storici diversi (Eva Braun, Caeusescu, Pol Pot,…); ma forse anche – lo spettacolo non scioglie questo dubbio – il delirio della Storia, vista come il sogno tetro d’un Folle.

Spettacolo multimediale, l’Assedio si fonda sulla interazione continua (e in qualche modo anch’essa delirante, babelica) di piani narrativi e linguaggi: all’azione teatrale e al recitato dal vivo si mescolano infatti le voci registrate, la proiezione di fotografie e di immagini di video edite e inedite, la musica elettronica originale.

Il funambolo 2006

co-produzione Portobeseno 2006

L’ASSEDIO

L’ASSEDIO
una gaia messinscena sul passato

teatro

a cura della Redazione della rivista IlCieloMetropolitano, Trento.

giovedì 13 luglio

 

Bastione Sud, Castello di Beseno – Besenello

apertura ore 21.00

servizio di bus navetta dal Municipio di Besenello (orario 20.30 – 24.00)

 

“Il tempo sulla terra è troppo prezioso. Nessuno ha tempo per più d’una versione della verità”.

“E allora accontentiamoci di gaie messinscene sul passato, e null’altro…”.

Thomas Pynchon, Mason & Dixon

 

Una possibile sintesi della Storia è nella forza simbolica del castello: reclusione, da una parte, esclusione dall’altra, e in mezzo un conflitto. Le mura del castello allo stesso tempo proteggono e ostacolano, riuniscono e dividono, definiscono un’identità o negano un’appartenenza, in ogni caso alimentano una forma di assedio. Tutto ciò che sfugge a questa sintesi è un’interpretazione ideologica; a noi non interessa delineare ragioni, responsabilità ed eventuali colpe di assedianti e assediati, è l’assedio in sé, nella sua metafora neutra, a comporre la nostra visione della Storia.

L’Assedio racconta la Storia, la ricolloca fra le mura del Castello di Beseno, ne riscrive modalità, voci, eventi, passioni. Lo spettacolo si fonda sulla continua confusione di piani narrativi, mediali, teatrali e “dimensionali”. Si mescolano l’azione di due attori, le immagini di video editi e inediti, di fotografie originali ispirate ad altre opere, la forza di frasi, di citazioni e di monologhi originali, la presenza di voci fuori campo, di musica, di suoni. Tutte le Storie possibili verranno così ricondotte in questa dimensione teatrale chiusa e assediata, unica sede possibile per queste gaie messinscene sul passato.

Un castello sotto assedio con ogni possibile mezzo artistico.

Spettacolo realizzato con il contributo dell’Università di Trento e dell’Opera Universitaria di Trento. Collaborazione de L’Officina.