White Flag Bandiera Bianca
installazione di Stefano Cagol
fino al 30 settembre
Esposizioni:
Udire-Ascoltare. Le memorie e la loro restituzione
a cura di Sara Maino
Il Castello dei destini incrociati
a cura di Davide Ondertoller e Antonio Zoppetti
Magazzino dell’identità
a cura di Mylicon/EN
Le esposizioni ospitate nel Castello di Beseno sono concepite come “contenitori” di tecnologia multimediale. Riflessioni e stimoli su concetti come identità, tradizione e fantasia sono indotti da originali installazioni.
installazione di Stefano Cagol
Il bianco, la sintesi di tutti i colori, somma e annullamento di tutte le bandiere del mondo. Una bandiera bianca è un intervento silenzioso, ma con un impatto sicuramente forte. La forza è quella di raggiungere un pubblico esteso, di far riflettere, di riuscire ad insinuarsi nel pensiero comune, in una società così caotica, veloce e superficiale. Il bianco… segno di lutto in oriente, bianco per la purezza… bianco per ri-nascere. White-Flag è un’installazione composta da un pennone in alluminio di 12 metri e una bandiera bianca di dimensioni 400 x 600 cm.
La bandiera bianca rientra all’interno della mia ricerca sul tema della bandiera. Punto di partenza sono stati il video “Stars & Stripes” (Stelle e strisce) e la sua seconda edizione, “Lies” (Bugie), presentata nel 2005 da Platform a Londra con testo di Mami Kataoka. In quell’opera video il simbolo forte della bandiera americana era sdoppiato per creare forme e significati in continua evoluzione, da stendardo a fiore, da minaccioso a rassicurante.
I momenti successivi di questo percorso sono dominati dal bianco come somma e annullamento di tutte le bandiere del mondo, perché se i mezzi attuali sono capaci di cancellare i confini tra le nazioni, ancora rimangono continui contrasti tra gli stati e le culture.
La bandiera bianca è stata protagonista dell’azione “White-Flags” realizzata all’opening della Biennale di Venezia (10 giugno 2005). Mentre a Forte Strino (al passo del Tonale, dove ho realizzato la mostra “Atomicwerk”, luglio – settembre 2005) ho sostituito gli emblemi nazionali all’esterno di questa struttura bellica austro–ungarica della Prima Guerra Mondiale: ho tolto le bandiere italiana, europea e austriaca issando tre bandiere bianche visibili dalla trafficata strada del passo.
http://www.white-flags.com
http://www.stefanocagol.com
Comunicato specifico White Flag - pdf
Installazione sonora a cura di Sara Maino
Udire-ascoltare, ovvero: ciò che udiamo accidentalmente e ciò che decidiamo di ascoltare. L’installazione si basa fondamentalmente su questo duplice aspetto che coinvolge il senso uditivo, e che sottende una precisa scelta: l’atto di soffermarsi e di ascoltare.
Quali emozioni entrano in gioco in queste due fasi? E cosa succede quando si viene attirati da un canto, un rumore, una parola catturata a mezz’aria in una stanza e, con una scelta di ascolto, ci si immerge in un mondo di storie? Queste narrazioni sono i racconti di vita della gente dei paesi della Vallagarina che vi guideranno alla scoperta di sentimenti del tempo e di luoghi in mutamento, nell’incantamento che solo le storie narrate sanno suscitare.
Sara Maino, scrittrice e ricercatrice, ha collaborato al volume Il tempo dei sanatori ad Arco 1945-1975 (Museo storico in Trento, 2005) a cura di Beatrice Carmellini. Per l’edizione 2005 di Portobeseno ha ideato l’installazione sonora Memoria di lingua e feste, basata sulla raccolta di memorie della gente di Calliano e Besenello. Scrive poesie e si dedica al teatro.
http://www.teatropercaso.it/sara_maino.html
Installazione video e progetto web
Il nostro albero genealogico da un lato è la trappola che limita i nostri pensieri, emozioni, desideri e vita materiale… dall’altro è il tesoro che racchiude la maggior parte dei nostri valori.
Alejandro Jodorowsky – Quando Teresa s’arrabbiò con Dio
L’installazione ospitata nella Polveriera è composta da video che mostrano immagini tratte dall’intervista al conte Johannes J. Trapp associate a immagini che conducono all’identità e ai luoghi della storica famiglia (Castel Coira in val Venosta e lo stesso Castello di Beseno). La famiglia Trapp è stata proprietaria del Castello di Beseno per cinquecento anni fino L’installazione vuole indurre riflessioni attorno a concetti come Identità e Famiglia. A cura di Davide Ondertoller, collaborazione di Sara Maino e Laura Gasperi.
Il progetto web “Beseno, il castello dei fantasmi incrociati” è ideato da Davide Ondertoller e Antonio Zoppetti (http://zop.splinder.com) con la collaborazione dellla rete nazionale dei blog.
“Beseno, il castello dei fantasmi incrociati” è una storia collettiva ispirata a “Il castello dei destini incrociati” di Italo Calvino. Un viandante sorpreso dalla notte trova rifugio nel castello di Beseno dove i fantasmi della Casata, dall'ultimo erede a ritroso sino al primo che l'ha fondata, si manifestano per raccontare ognuno la propria storia e tutti insieme la quella del castello. Il risultato di questo esperimento narrativo, che ha coinvolto una ventina di autori che scrivono su web, vuole ripercorrere la vera genealogia della famiglia dei Trapp di Beseno, che affonda le sue radici nel 1.400. Come in un concerto di jazz, ogni partecipante riceveva una brevissima biografia di uno dei protagonisti del castello – lo spartito –, che doveva riscrivere mescolandola con degli elementi di fantasia – l'improvvisazione –. Al posto dei tarocchi di Calvino, sono gli oggetti realmente o presumibilmente appartenuti agli avi della Casata a ispirare gli autori nella rappresentazione e nell'immaginazione del
fantasma e del suo racconto in cui elementi reali e fantastici convivono in una sinergia che non esce mai dal mondo del possibile.
http://ilcastellodeifantasmincr.splinder.com
Istallazione audio-video a cura di Mylicon/En
Mylicon/En nel 2005 ha preso parte al progetto Portobeseno con una performance dal vivo in cui immagini tratte da fotografie e super 8 - con un importante valore storico-documentativo, legate all’area intorno al castello e risalenti al periodo che va dalla fine dell‘800 agli anni ’70 - andavano ad interagire con elementi ed oggetti presi dal vivere quotidiano contemporaneo. La performance nasceva dall’interazione di tecnologie digitali e tecniche analogiche, meccaniche e manuali.
Per il 2006 il nostro interesse si sposta dalla performance ad un impianto di tipo installativo che permetta di sfruttare in pieno le capacità dei nuovi media digitali di accumulare dati, diventare memorie apparentemente eterne e apparentemente riproducibili all’infinito. Parlare di dati significa ovviamente parlare di “informazioni”, catene di 0 e di 1, suoni, immagini o testi che una volta digitalizzati, acquisiti su computer, si prestano con estrema facilità di essere manipolati permettendo di creare inediti e fino a poco tempo fa impossibili accostamenti.
L’idea è di partire dall’oggi, dai volti, le voci, i rumori e gli ambienti intorno all’area del Castello di Beseno: una ricognizione video e sonora dell’area per rilevare ed evidenziare la stratificazione del tempo, per cercare i segni che legano tra di loro oggetti, persone e luoghi.
Micro interviste, frammenti di sonoro, paesaggi e architetture, depositari di storia, frutto e sorgente di cultura nelle cantine di Palazzo Marcabruno, verranno restituite ed offerte al pubblico attraverso il “filtro” del nostro lavoro di rielaborazione, attraverso i “rumori di fondo” di tecnologie apparentemente neutre e le scelte necessariamente arbitrarie dell’occhio, dell’orecchio e della mente di chi si cimenta con la ricerca e la creazione.
http://www.myliconen.it