{"id":569,"date":"2007-07-16T09:38:00","date_gmt":"2007-07-16T08:38:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.portobeseno.it\/blog\/?p=569"},"modified":"2007-07-16T09:38:00","modified_gmt":"2007-07-16T08:38:00","slug":"dal-quotidiano-ladige","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.portobeseno.it\/blog\/?p=569","title":{"rendered":"il paesaggio aggredito"},"content":{"rendered":"<p><span><strong>Il nostro paesaggio aggredito<\/strong><strong>: quarant&#8217;anni dal Pup<\/strong><\/span><\/p>\n<p>di WALTER MICHELI<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" style=\"margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right;\" src=\"http:\/\/farm1.static.flickr.com\/179\/424012816_da5d75a181_m.jpg\" alt=\"\" align=\"cssRight\" \/>C&#8217;\u00e8 una foto che a buon diritto \u00e8 entrata nei libri di storia dell&#8217;autonomia trentina. Ritrae Giuseppe Samon\u00e0, un maestro dell&#8217;urbanistica italiana del Novecento, mentre pone la sua firma sul progetto del piano urbanistico provinciale. E&#8217; il 1967, esattamente quarant&#8217;anni fa. La nuova frontiera del centro sinistra dei primi anni Sessanta, altrove ormai irrimediabilmente inceppata, sembr\u00f2 con quell&#8217;atto avere in Trentino ancora forza propulsiva, con progetti che divenivano realt\u00e0. Parve avverarsi qui l&#8217;auspicio di Adriano Olivetti, l&#8217;utopico e allo stesso tempo concreto programmatore di futuro e di comunit\u00e0, che nel suo discorso agli urbanisti italiani del 1959 aveva parlato dell&#8217;urbanistica come di un piano che deve diventare &#8220;<em>a poco a poco matrice di civilt\u00e0, un atto di amore verso il paesaggio e un atto di amore verso un gruppo di uomini<\/em>&#8220;. Quella nuova carta di governo del territorio trentino fu intesa da molti come un coerente legame della modernit\u00e0 necessaria con l&#8217;antica tradizione di misura e di limite che aveva contraddistinto per secoli la vita nei villaggi e nelle valli trentine. Fu la scommessa di futuro, di sviluppo, di tenuta sociale e di equilibro, nella terra dei quattrocento paesi, dei trecento laghi, dei novanta ghiacciai.<\/p>\n<p>Nel 1967 quel piano fu dunque progetto urbanistico, ma anche occasione di coinvolgimento diffuso e partecipato dei cittadini e momento impegnativo per la tutela dei siti pi\u00f9 delicati del nostro territorio alpino con l&#8217;individuazione dei due parchi naturali di Paneveggio-Pale di San Martino e dell&#8217;Adamello-Brenta. Un obiettivo affidato sino ad allora al &#8220;fervore dei pochi&#8221;, come ricordato dal botanico trentino, e ricercatore ai quattro angoli del pianeta, Franco Pedrotti, nella sua storia del movimento protezionistico italiano.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" style=\"margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right;\" src=\"http:\/\/farm1.static.flickr.com\/182\/424016617_64f1515ec7_m.jpg\" alt=\"\" align=\"cssRight\" \/><\/p>\n<p>Al destino delle nuove politiche del territorio in Trentino si appassionarono, intervenendo anche con grande vigore polemico, grandi uomini della cultura italiana: Giorgio Bassani, Antonio Cederna, Dino Buzzati, Paolo Monelli.<br \/>\nE per\u00f2 dopo solo quattordici anni da quella stagione di fervide proposte, Aldo Gorfer, l&#8217;uomo che pi\u00f9 di altri, negli ultimi cinquant&#8217;anni, ha descritto il paesaggio e l&#8217;anima della terra trentina, era costretto a denunciare: &#8220;<em>C&#8217;\u00e8 un baratro incolmabile tra le citt\u00e0 turistiche disancorate dall&#8217;ambiente e le culture locali, tra le citt\u00e0-motel, i villaggi-seconda residenza e i \u00abcentri\u00bb storici&#8221; della tradizione. Paghiamo la privatizzazione sistematica dei suoli, l&#8217;improvvisazione, l&#8217;assenza di storia, l&#8217;ignoranza della natura, l&#8217;analfabetismo ecologico. La rusticit\u00e0 \u00e8 stata scacciata dai villaggi e dal paesaggio agrario. La civilt\u00e0 urbana \u00e8 stata scacciata dalle citt\u00e0<\/em>.&#8221;<br \/>\nEd Eugenio Turri, il grande geografo veneto, scomparso due anni fa, che ha rappresentato con amore e passione gli elementi ambientali della terra trentina, nell&#8217;ultimo suo incontro pubblico a Trento, nel 2001, denunciando il pericolo della megalopoli padana ormai incuneata nelle nostre valli alpine, ammoniva: &#8220;<em>Se non ripensiamo il nostro futuro rischiamo di non leggere pi\u00f9 la carta geografica per i suoi segni naturali, ma per l&#8217;ispessimento delle infrastrutture<\/em>&#8220;. Moniti di uomini misurati nel gesto e nella parola.<br \/>\nE&#8217; doveroso dunque chiedersi perch\u00e9 tutto questo \u00e8 avvenuto e continua ad accadere, malgrado si affermino con le nuove leggi buoni propositi e concetti di tutela sempre pi\u00f9 raffinati.<br \/>\nUn repertorio straordinario di conoscenza degli elementi ambientali del Trentino \u00e8 alla base del piano urbanistico in vigore dal 1987, le 53 aree di tutela sono corredate da criteri dettagliati per conservare, tutelare, recuperare. E che recuperare \u00e8 possibile lo dimostrano in Trentino il lago di Nembia rinato e l&#8217;acqua tornata a scorrere nel Sarca, le frane rinverdite, i tanti beni culturali restaurati, molti centri storici salvati dal degrado. Malgrado questo l&#8217;aggressione superba dell&#8217;uomo al territorio alpino, ha messo a repentaglio un patrimonio di civilt\u00e0. E diventa sempre pi\u00f9 difficile leggere dietro ai muri, ai ballatoi, agli androni delle case, nelle chiese, nei cristi delle strade, nelle pietre dei campi i segni di una storia tormentata e diversificata come quella trentina.<br \/>\n<img decoding=\"async\" style=\"margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right;\" src=\"http:\/\/farm1.static.flickr.com\/187\/394235592_dd8dfb3b2e_m.jpg\" alt=\"\" align=\"cssRight\" \/><br \/>\nE&#8217; il triste approdo &#8220;all&#8217;uniformit\u00e0 del paesaggio&#8221; che ormai mina le valli trentine e che Aldo Gorfer aveva posto a titolo del suo intervento al convegno sul paesaggio promosso da Italia Nostra nel febbraio del 1992. E mentre per il Sud Tirolo Claudio Magris descrive innamorato il microcosmo di Anterselva e Pietro Citati si scaglia contro gli sfregi di Monguelfo e le sciatterie imposte all&#8217;armonia del paesaggio altoatesino, il paesaggio trentino sembra essere uscito dagli interessi degli uomini della cultura italiana. Uno stato di cose che fa riflettere, anche in termini autocritici, quanti nell&#8217;efficacia e nell&#8217;antidoto delle buone regole e delle buone leggi hanno creduto e dedicato risorse ed energie. Riflessione doverosa oggi che il progetto del nuovo piano urbanistico sta per imboccare la strada di una definitiva approvazione.<br \/>\nAllegata alla nuova proposta c&#8217;\u00e8 la Carta del paesaggio trentino con un eccellente repertorio di linee guida per la tutela e conservazione dei beni paesaggistici e ambientali.<br \/>\nMa ancora una volta, visti i risultati del passato, \u00e8 doveroso chiedersi: &#8220;Le leggi ci sono, ma chi pon mano ad esse?&#8221;<br \/>\nNon \u00e8 questo tema solo trentino. La questione \u00e8 stata riaperta in modo incalzante su scala nazionale, dopo i propositi di valorizzazione turistica nella toscana Val d&#8217;Orcia, protetta dall&#8217;Unesco. Si \u00e8 cos\u00ec riproposto il problema del rispetto dell&#8217;articolo 9 della Costituzione chiaro nella sua enunciazione: &#8220;la Repubblica tutela il paesaggio&#8221;, cio\u00e8 Stato, regioni, enti locali, insieme, con un ruolo preminente dello Stato e per noi della Provincia autonoma. La constatazione amara del dibattito aperto \u00e8 stata ancora una volta che scempi e compromissioni intollerabili del territorio sono avvenuti nell&#8217;ambito di una visione &#8220;angelicata&#8221; delle virt\u00f9 degli enti locali.<br \/>\n<img decoding=\"async\" style=\"margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right;\" src=\"http:\/\/farm1.static.flickr.com\/108\/285753578_5fcab13885_m.jpg\" alt=\"\" align=\"cssRight\" \/><br \/>\nIl mese scorso in un convegno di Legambiente lo stravolgimento del paesaggio italiano veniva denunciato come conseguenza di &#8220;un&#8217;occupazione di suoli senza precedenti nella storia che mette in discussione un patrimonio di bellezza, fatto di natura ed arte, di genio urbanistico e architettonico, che rischia di rimanere isolato in un mare di case, stabilimenti industriali, infrastrutture senza nessun criterio basati su un&#8217;idea vecchia e sbagliata di sviluppo&#8221;.<br \/>\nGuardando il fondovalle dell&#8217;Adige in Trentino, dove ormai la superficie occupata supera gli spazi liberi dalla piana Rotaliana a Rovereto, con le altre valli trentine che seguono e perseguono lo stesso modello e destino, non \u00e8 possibile ignorare che quanto denunciato da Legambiente appartiene anche al nostro modo d&#8217;uso del pochissimo territorio disponibile. Le nuove infrastrutture sono spesso indifferenti ai caratteri del paesaggio attraversato e si sono trasformate in nuova occasione di urbanizzazione. In Trentino gli esempi di questo tipo sono decine: parallela alla strada pi\u00f9 antica, su cui si era disposto il centro storico, ne \u00e8 sorta una pi\u00f9 larga, subito urbanizzata, e quindi una terza, ancora pi\u00f9 larga, che \u00e8 gi\u00e0 oggetto di attrazione fatale per nuove costruzioni. I paesi si sono allargati a dismisura, si sono allungati lungo le nuove strade, perdendo l&#8217;identit\u00e0 e la nozione di centro.<\/p>\n<p>Errori di tipo urbanistico e gestionale si sono sommati ad errori di tipo progettuale, perch\u00e9 la strada \u00e8 stata considerata solo come un nastro e non come un fattore di trasformazione del paesaggio naturale e di creazione di nuovi paesaggi culturali. Le leggi, le regole, i criteri, la funzione degli organismi tecnici sono dunque importanti, ma risultano efficaci solo se riescono in breve tempo a diventare cultura condivisa. La sussidiariet\u00e0 sempre invocata \u00e8 utile se \u00e8 accompagnata dalla solidariet\u00e0. Le migliori stagioni propulsive della nostra vicenda politica sono state accompagnate da un intenso dibattito sui destini dell&#8217;intero Trentino, mentre oggi troppe scelte si esauriscono nella rivendicazione di paese, di valle e di corporazione. Perch\u00e9 la Carta del paesaggio, che descrive gli elementi del territorio e ne d\u00e0 le linee di tutela, possa avere credito ed efficacia, \u00e8 dunque indispensabile che quella Carta e i suoi criteri guida diventino vincolanti per tutti i soggetti responsabili. Altrimenti sar\u00e0 ineluttabile ripetere le amare esperienze del passato, con l&#8217;aggravante che ormai molte delle nostre risorse sono irrimediabilmente intaccate. Negli ultimi trent&#8217;anni in Trentino si sono fatti &#8220;patti&#8221; di ogni genere e tra i soggetti pi\u00f9 svariati. Non sar\u00e0 atto superfluo farne in modo convinto uno tra Provincia, comunit\u00e0 di valle e comuni, che riconosca valore non solo descrittivo ai contenuti di quel documento. Solo rendendo vincolanti i criteri di tutela si arginer\u00e0 la febbre del cemento e si impedir\u00e0 la distruttiva sommatoria delle rivendicazioni localistiche di 223 comuni. Il Trentino deve sperimentare nuove forme di produzione nell&#8217;agricoltura, nell&#8217;industria, nuove sicurezze nei rapporti fra le persone, nuove accoglienze, nuovi posti di lavoro, ma ha soprattutto bisogno di superare le deresponsabilizzazioni diffuse. In difetto si compir\u00e0 anche qui quello &#8220;Scenario dell&#8217;inaccettabile&#8221; previsto qualche decennio fa da un gruppo di sociologi francesi: &#8220;La montagna alpina sar\u00e0 (nel 2000) ancora densamente popolata, ma sar\u00e0 una zona di passivit\u00e0 e i montanari l&#8217;avranno abbandonata&#8221;.<\/p>\n<p>Da pi\u00f9 di un secolo, almeno dalla fondazione della Sat nel 1872, contro questa ipotesi si battono in Trentino uomini e donne impegnati ad illustrare, difendere e tutelare l&#8217;insieme degli elementi paesaggistici e culturali, patrimonio, identit\u00e0 e risorsa della comunit\u00e0 provinciale, ma pi\u00f9 in generale bene universale dell&#8217;umanit\u00e0. C&#8217;\u00e8 una grande storia di impegno civile a cui si pu\u00f2 far riferimento per aprire una nuova proficua stagione di regole e di cultura. Le parole dell&#8217;Inno al Trentino, scritte da Ernesta Battisti, nel 1911, quasi cent&#8217;anni fa, sono un&#8217;esaltazione degli elementi ambientali della terra di cui era divenuta fiera cittadina. Franco Pedrotti, quindici anni fa, nel ricordato convegno sul paesaggio promosso dalla sezione trentina di Italia Nostra, riprese in modo appassionato quelle parole: &#8220;<em>La pi\u00f9 grande sconfitta che potr\u00e0 subire il Trentino sar\u00e0 quella di vedere il suo volto completamente trasformato e urbanizzato, fino nei recessi pi\u00f9 reconditi, nelle vallate pi\u00f9 nascoste e ancora selvagge. E quando ci\u00f2 sar\u00e0 avvenuto, la nostra terra non sar\u00e0 pi\u00f9 la \u00abgemma dell\u00b4Alpe\u00bb, anche se continuer\u00e0 a rimanere l&#8217; \u00abamato Trentino<\/em>\u00bb&#8221;. \u00c8 possibile evitare che questo accada.<\/p>\n<p>WALTER MICHELI<br \/>\nfonte: Adige.it<\/p>\n<p>le immagini utilizzate in questo post sono state scattate a Calliano e provengono dal photoblog <a href=\"http:\/\/www.flickr.com\/photos\/portobeseno\/\" target=\"_blank\">Flickr<\/a> di Portobeseno<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il nostro paesaggio aggredito: quarant&#8217;anni dal Pup di WALTER MICHELI C&#8217;\u00e8 una foto che a buon diritto \u00e8 entrata nei libri di storia dell&#8217;autonomia trentina. Ritrae Giuseppe Samon\u00e0, un maestro dell&#8217;urbanistica italiana del Novecento, mentre pone la sua firma sul progetto del piano urbanistico provinciale. E&#8217; il 1967, esattamente quarant&#8217;anni fa. 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