{"id":675,"date":"2008-05-15T18:52:00","date_gmt":"2008-05-15T17:52:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.portobeseno.it\/blog\/?p=675"},"modified":"2008-05-15T18:52:00","modified_gmt":"2008-05-15T17:52:00","slug":"a-torino-la-memoria-2-0","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.portobeseno.it\/blog\/?p=675","title":{"rendered":"A Torino la Memoria 2.0"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"font-family: Verdana; font-size: x-small;\">di VALERIO MACCARI<\/span><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/farm2.static.flickr.com\/1168\/786006743_308aa9bd4d.jpg\" target=\"_blank\"><img decoding=\"async\" style=\"margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left;\" src=\"http:\/\/farm2.static.flickr.com\/1168\/786006743_308aa9bd4d_m.jpg\" alt=\"\" align=\"cssLeft\" border=\"0\" \/><\/a>DIFFUSA, condivisa e fondata sulla partecipazione. Non stiamo parlando di Web 2.0, ma di un fenomeno di social-networking molto pi\u00f9 antico e importante, insieme fondamento ed espressione delle identit\u00e0 dei gruppi sociali: la memoria collettiva. Traccia di un evento storico nei ricordi delle persone, presenta pi\u00f9 di una somiglianza con la filosofia che ha rivoluzionato il mondo della comunicazione. A partire dall&#8217;architettura partecipativa, senza la quale n\u00e9 Web 2.0 n\u00e9 memoria collettiva sono possibili. Ed \u00e8 per questo che il linguaggio dei nuovi media sembra adattarsi molto bene alle necessit\u00e0 di comunicazione della memoria collettiva, e, negli ultimi anni, le iniziative web-based di musei e associazioni si sono moltiplicate.<\/p>\n<p>Somiglianze, combinazioni e contaminazioni fra memoria e nuove tecnologie saranno al centro anche di <a href=\"http:\/\/www.museodiffusotorino.it\/focus_evento.aspx?id=254\" target=\"_blank\">Memoria 2.0<\/a>, un seminario internazionale organizzato a Torino, da domani al 16 maggio, proprio per tracciare il percorso che sta portando sempre pi\u00f9 la concezione di memoriale da una dimensione &#8220;monumentale&#8221; ad una &#8220;virtuale&#8221;. Organizzato da Museo Diffuso della Resistenza, da ACMOS e dall&#8217;Istituto Giorgio Agosti, con il patrocinio del Politecnico di Torino e di COM, l&#8217;evento ha il sostegno della Commissione Europea, della Regione Piemonte e della Citt\u00e0 di Torino.<\/p>\n<p>L&#8217;obiettivo \u00e8 fare il punto sui cambiamenti, positivi e negatici, che i nuovi linguaggi tecnologici stanno apportando al modo &#8220;tradizionale&#8221; di rappresentazione della memoria, oggi pi\u00f9 che mai in difficolt\u00e0. &#8220;Bisogna fare i conti &#8211; spiegano infatti gli organizzatori &#8211; con una simbolica rottura culturale, una sempre maggiore distanza, non solo temporale ma anche emotiva, nei confronti della memoria.&#8221;<\/p>\n<p>Ed \u00e8 per questo che, negli ultimi decenni, si \u00e8 sviluppata &#8220;una nuova generazione di musei di storia, la cui novit\u00e0 interessa i linguaggi e la comunicazione, le forme della mediazione culturale, la concezione stessa delle sedi.&#8221; E sono sempre di pi\u00f9 &#8220;le istituzioni prive di una collezione o di documenti, che cercano di suscitare emozioni attraverso un&#8217;attenta scelta del formato museografico. Musei di memorie, di pensieri, di idee. Allestimenti sempre pi\u00f9 tecnologici e scenografici che suppliscono all&#8217;assenza di oggetti e materiali.&#8221;<\/p>\n<p>Non si tratta quindi, di aprire un blog o promuovere la comunicazione istituzionale attraverso viral video, ma di creare servizi alternativi, e in alcuni casi sostitutivi, del classico museo. Come l&#8217;Open Source Museum o il <a href=\"http:\/\/thetechvirtual.org\/\" target=\"_blank\">Tech Virtual Museum Workshop<\/a>, il museo virtuale che permette agli utenti di creare i propri progetti espositivi, entrare in gruppi di lavoro e creare le proprie esposizioni online. &#8220;I musei attraverseranno una evoluzione simile a quella che radicalmente cambiato internet &#8211; spiega Nina Simmons, curatrice del <a href=\"http:\/\/www.museum2.blogspot.com\/\" target=\"_blank\">blog Museum 2.0<\/a>, che esplora opportunit\u00e0 e difficolt\u00e0 dell&#8217;integrazione tra web 2.0, musei e memoriali &#8211; Fino ad ora sono stati come i siti tradizionali: fonti autoritarie di contenuto, che vedono gli utenti come consumatori. La sfida \u00e8 trasformarli in piattaforme dinamiche di generazione e condivisione dei contenuti.&#8221;<br \/>\nUn obiettivo condiviso da &#8220;<a href=\"http:\/\/www.storiesongeographies.eu\/\" target=\"_blank\">Stories on geographies<\/a>&#8220;, l&#8217;iniziativa web che verr\u00e0 presentata da PerformingMedia lab di Acmos nell&#8217;ultimo dei tre giorni di lavoro del seminario. A cavallo tra Google Maps e un atalante storiografico, il progetto \u00e8 un &#8220;geoblog europeo della memoria&#8221;, ovvero una mappa partecipativa on-line dei luoghi della memoria dell&#8217;Europa. Il servizio, gi\u00e0 <a href=\"http:\/\/www.museodiffusotorino.it\/geoblog.html\" target=\"_blank\">sperimentato<\/a> a Torino nella primavera del 2006, si configura come un nuovo spazio pubblico virtuale, dove a parlare sono i luoghi e le persone che li attraversano.<\/p>\n<p>&#8220;Un ambiente interattivo &#8211; sottolinea la presentazione del geoblog &#8211; in cui esplorare e sperimentare l&#8217;idea di Europa unita nei linguaggi e con le sensibilit\u00e0 dei nuovi media.&#8221; Sulle mappe satellitari sono segnalati i luoghi della memoria storica dell&#8217;olocausto e della resistenza ai nazifascismi di tutta Europa. Musei, associazioni e semplici utenti potranno associare ad ogni luogo commenti, media e link, come in una mappa di Google.<\/p>\n<p>&#8220;La costruzione della mappa \u00e8 un work in progress che vede coinvolti tutti&#8221;, spiega Marco Tabbia, di <a href=\"http:\/\/www.performingmedia.org\/\" target=\"_blank\">PerformingMedia Lab<\/a>. &#8220;Ma i luoghi segnalati dagli utenti, ovviamente, sono sottoposti ad approvazione, per mantenere il maggior grado di precisione storica possibile&#8221;. Lo scopo di Stories on Geographies, \u00e8 contribuire a creare &#8220;una memoria sociale europea, condivisa, che possa rimanere intatta con il trascorre del tempo&#8221; utilizzando il linguaggio dei nuovi media.<br \/>\n&#8220;Tra i mezzi di comunicazione &#8211; spiega infatti Tabbia &#8211; Internet permette non solo una fruizione pubblica ed estesa, ma anche la creazione e la diffusione del sapere storico: chiunque oggi pu\u00f2 accedere alla rete e diventare un utente attivo. Al centro vi \u00e8 il concetto di social net-working: la rete che crea, comunica e intesse relazioni. Il geoblog \u00e8 una piattaforma collaborativa, perch\u00e9 \u00e8 partecipata e perch\u00e9 stimola alla collaborazione, non solo tra utenti, ma anche tra media, storia, cittadinanza e tra docenti, studenti, istituzioni&#8221;.<\/p>\n<p>&#8220;Le storiografie &#8211; chiarisce Tabbia &#8211; le scrivono gli scienziati della storia. La memoria invece non pu\u00f2 che essere partecipazione. \u00c8 da quest&#8217;assunto che \u00e8 nata la sfida di riuscire ad utilizzare gli strumenti del web 2.0 per il recupero della memoria nella sua dimensione collettiva&#8221;. Che permettono di lavorare &#8220;sul nodo fondamentale, la partecipazione: nel nostro caso al geoblog, che \u00e8 un modo per costruire la storia ed educare alla storia sfruttando le nuove tecnologie. Nella speranza di trasformare in portatori di memoria storica tutti noi, e non lasciare il compito solo a teche e libri di storia&#8221;.<\/p>\n<p>(13 maggio 2008)<br \/>\nfonte: <a href=\"http:\/\/www.repubblica.it\/2008\/05\/sezioni\/scienza_e_tecnologia\/memoria-2-0\/memoria-2-0\/memoria-2-0.html\" target=\"_blank\">Repubblica.it<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di VALERIO MACCARI DIFFUSA, condivisa e fondata sulla partecipazione. Non stiamo parlando di Web 2.0, ma di un fenomeno di social-networking molto pi\u00f9 antico e importante, insieme fondamento ed espressione delle identit\u00e0 dei gruppi sociali: la memoria collettiva. 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